
“Mancano 40 operatori carcerari, dovremmo essere 140 e invece siamo in 110.
Di questi, il 40% circa ha più di 50 anni ed altri 30 beneficiano della legge 104, quindi con evidenti limitazioni funzionali.
Inoltre i detenuti, nelle varie sezioni in cui è diviso il carcere, dovrebbero essere 208 ed invece sono 310. Una situazione insostenibile”. È quanto afferma Maurizio Somma, segretario nazionale del SAPPE, il sindacato autonomo che organizza la polizia penitenziaria, che assieme alle altre sigle CGIL – CISL – UIL ha organizzato per stamattina una protesta davanti al carcere di Via Sferracavallo a Cassino.
L’altra denuncia che proviene dagli operatori è che i detenuti data la ristrettezza degli spazi e, considerate le norme europee che fissano delle regole minime di convivenza, ormai vivono “a celle aperte”. Cioè le sbarre vengono aperte la mattina e chiuse la sera.
In questo modo essi possono circolare nelle rispettive sezioni, partecipando alle varie attività ricreative e formative fino all’ora di rientro nelle loro celle. Questo favorisce un clima abbastanza disteso nel carcere, ma crea purtroppo anche momenti di attrito tra detenuti o con gli stessi operatori delle carceri.
Recente è l’aggressione di 3 agenti che hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari. La protesta verrà presto estesa a tutto il Lazio in quanto, complessivamente, mancano 1000 operatori, mentre a livello nazionale ne mancano addirittura 8000.
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lettore (martedì, 11 luglio 2017 10:22)
Mancano 40 operatori carcerari, dovremmo essere 140 e invece siamo in 110.
scusate ma la matematica non è un'opinione: 140-110 = 30 e non 40.
mannaggia..........
cinico (martedì, 18 luglio 2017 23:14)
Ma lo sai che in Italia ogni 30 che lavorano 10 guardano...